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La Food and Drug Administration (FDA)
americana e diversi articoli nella stampa internazionale hanno recentemente
messo in allarme i paesi sviluppati sul problema dei medicamenti
contraffatti.
Nel corso del 2003, l’autorità svizzera di controllo dei medicamenti
Swissmedic, in collaborazione con le istanze doganiere, è stata più volte
confrontata con inchieste volte a scoprire l’importazione di medicinali di
provenienza perlomeno dubbia.
Se fino ad oggi la contraffazione dei medicamenti era considerata un
problema proprio al terzo mondo, secondo le cifre dell’Organizzazione
Mondiale della Sanità (OMS), i falsi medicinali rappresentano invece dal 10
al 30 % del mercato internazionale. Occorre dire che con la
mondializzazione crescente, la complessità delle relazioni economiche, la
pressione dei costi nell’ambito della salute e i nuovi farmaci sempre più
cari, la tentazione di comprare o di produrre medicamenti a prezzi
particolarmente bassi e quindi di rivenderli nei paesi ricchi è molto
alta. Si è costatato che sono principalmente i prodotti cari, spesso ancora
protetti dai brevetti e vitali per specifici gruppi di pazienti, che
subiscono la contraffazione. Ma ce n’è anche per le recenti “life style
drugs” particolarmente care, come il Viagra, sicuramente il medicinale più
contraffatto al mondo : la sola Swissmedic, nel 2003, ne ha sequestrato più
di 22'000 confezioni false.
In queste ultime settimane, Swissmedic è stata avvisata a più riprese
dalle dogane della confisca di colli contenenti medicamenti psicotropi o
stupefacenti ordinati su Internet dalla Svizzera e provenienti
principalmente dal Pakistan. Questi prodotti, che possono dare dipendenza
fisica e psichica e che sono sottoposti alla legislazione sugli
stupefacenti, non possono essere importati che da imprese farmaceutiche al
beneficio di un’autorizzazione rilasciata da Swissmedic. Sono farmaci molto
potenti e destinati al trattamento terapeutico sotto stretto controllo
medico.
I farmaci ordinati su Internet sono spesso prodotti in paesi in cui la
loro fabbricazione non è sottomessa né alle stesse norme di sicurezza né
agli stessi meccanismi di controllo in vigore in Svizzera e rappresentano un
pericolo non solo per la sicurezza della terapia ma anche e soprattutto per
la salute dei consumatori. Tutte le persone che ordinano farmaci ad un
indirizzo Internet sconosciuto, rischiano dunque di ricevere prodotti che
contengono troppo poco o addirittura nessun principio attivo, cosa che può
causare gravi danni alla salute se non addirittura la morte. Infine, le
notizie di imballaggio redatte in lingua straniera, se ci sono, non
permettono in generale di sapere qual è la posologia da seguire e quali sono
i rischi e gli effetti indesiderabili possibili.
I medicamenti sono beni di consumo non comuni che devono
essere acquistati in farmacia su ricetta medica oppure su consiglio di
personale appositamente formato : non sono MAI oggetti di poco conto da
procurarsi dove è più facile o costa meno. Ne va della propria preziosissima
salute ! |
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"La deregolamentazione in atto
non deve andare a scapito della salute pubblica. Il medicinale non
deve essere consegnato in forma anonima, ma accompagnato dal
consiglio degli specialisti" sottolinea il dott. Ennio
Balmelli. "Il Ticino - aggiunge il portavoce dell'Ordine
dei farmacisti - dispone di una rete capillare di farmacie che
copre l'intero territorio (in tutto sono 170), con professionisti
sempre a disposizione per rispondere alle domande dei pazienti,
senza appuntamento né fattura. Perché dunque andare verso una
"americanizzazione" del mercato sanitario che sta
mostrando tutti i suoi limiti ? Negli USA il consumo di farmaci è,
proporzionalmente, del 25% più alto che in Svizzera e si
raggiungono costi altissimi (75 miliardi di dollari all'anno) per
l'abuso di medicamenti. Senza consigli, i pazienti/clienti corrono
il rischio di scegliere un prodotto non perché è il più adatto al
loro specifico caso, ma secondo i messaggi pubblicitari,
l'imballaggio più o meno accattivante o, addirittura, il prezzo più
a buon mercato."
Eppure, obiettiamo, da diverse parti si auspica la liberazione.
Anche dell‘Associazione delle consumatrici della Svizzera italiana
ha recentemente preso posizione a favore delle vendite dei farmaci
per posta, seppure limitatamente a quelli prescritti dal medico. „Il
farmaco, a differenza dei prodotti di cui si occupa generalmente l‘ACSI,
non è un bene di consumo ma sociale. Perciò deve essere lasciato
nelle mani di persone competenti. È significativa la collaborazione
stretta con l‘Ordine dei medici per lo stand di Primexpo: ciò
dimostra che sono pienamente sulla nostra lunghezza d‘onda. I
visitatori potranno provare la pressione e il colesterolo,
conversare con medici e farmacisti, rendersi conto cioè di quel che
noi possiamo fare per la loro salute anche solo a parole o semplici
strumenti".
Tenuto conto che le farmacie ticinesi sono visitate giornalmente
da un 20 mila persone, di cui almeno la metà chiedono un‘informazione
(da quella complessa alla più semplice) i titolari hanno calcolato
che, insieme alle medicine, vengono dispensati quotidianamente anche
un 10 mila consigli. La consulenza è quantomeno utile - rilevano
– anche per acquistare soltanto un ricostituente o un integratore
alimentare. Si tratta infatti di stabilire quale sia il più adatto
alla persona che lo prende, ma soprattutto di evitare, nel caso di
assunzione di più farmaci, le interazioni negative; che cioè gli
effetti dell‘uno e dell‘altro si neutralizzino a vicenda o
peggio che risultino deleteri. La consulenza da utile diventa
necessaria quando si assumono analgesici i cui effetti collaterali
potrebbero essere anche pericolosi. Il 6-10% delle ospedalizzazioni
che avvengono in Svizzera sono dovute proprio ad un uso non coretto
dei medicamenti, uso che può comportare gravi conseguenze alla
salute, sottolinea il dottor Balmelli. E aggiunge un altro termine
di confronto: oltre 6.500 delle 17.500 domande di consulenza
ricevute annualmente dal Centro tossicologico nazionale riguardante
l‘uso quantomeno improprio di medicine.
L‘Ordine dei farmacisti ticinesi vorrebbe quindi mantenere lo
status quo, con in particolare il divieto della vendita per posta,
secondo l‘orientamento scaturito anche dalla Commissione sanitaria
del Gran Consiglio. Senza dimenticare – conclude Balmelli – che
una liberalizzazione come quella auspicata metterebbe a rischio
numerosi posti di lavoro (nelle farmacie ticinesi lavora oltre un
migliaio di persone) e farebbe diminuire le entrate degli enti
pubblici per il venir meno di imposte e tasse. |
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